A che punto è la notte

Johann Heinrich Füssli, L’incubo, 1781


Macbeth di Shakespeare ossessionato dal regicidio appena commesso chiede alla moglie: “A che punto è la notte?”, come a volere uscire dalla dimensione che lo ha reso criminale; nel corso della tragedia Lady Macbeth a sua volta cammina sonnambula, cercando di lavarsi il sangue dalle mani. Per l’Innominato di Manzoni è l’immagine stessa di Lucia, che lo prega di liberarla, a impedirgli di chiudere occhio e farlo rigirare sul materasso che diventa, di ora in ora, più duro. L’Innominato è trafitto da domande che ne incrinano l’identità e lo stile di vita; mentre Lucia si addormenta pregando, letteralmente affidandosi a qualcosa di più grande di lei, per lui non c’è spazio al diradarsi della coscienza. Anche l’insonnia di padre Sergej di Tolstoj coincide con una grande prova morale, la tentazione della carne alla quale ha rinunciato facendosi monaco. In molti altri casi, soprattutto a partire dal Novecento, l’insonnia è un transito verso un’esplorazione, meno colpevole, di sé.
Alla ricerca del tempo perduto di Marcel Proust inizia con una scena di dormiveglia divenuta giustamente celebre perché attraverso innumerevoli slittamenti temporali l’autore fa sorgere, dagli stati prossimi al sonno e da quelli ancora intrisi di sogno, le particelle coalescenti dell’io: non un’entità compatta e indiscussa, ma un flusso di esperienze, memoria, percezioni e coscienza che ogni volta si deve ricollocare rispetto al tempo e allo spazio. Dalla disgregazione dell’esistente indistinto all’unità ricomposta di chi dice io. Tutta l’opera proustiana è occupata da figure del sonno: sogni, addormentamenti, veglie e insonnie descritte con precisione clinica e immensa capacità evocativa. Il narratore, che in numerose scene de La prigioniera spia il sonno dell’amata Albertine, sa che mentre dormiamo diventiamo altro da noi stessi: Albertine addormentata, ai suoi occhi, si trasforma di volta in volta in un’alga, in una pianta, in un’onda o in una creatura acquatica; il sonno la rivela anche per ciò che da sveglia non è, abbandonata e non più sfuggente. Ma Proust sa anche come l’insonnia possa diventare l’identità che ci si costruisce, davanti agli altri e a se stessi; è il caso della zia Léonie che dichiara comicamente: “Devo ricordarmi bene che non ho dormito”, rivelando quello che alcuni pazienti scoprono oggi sottoponendosi alla polisonnografia in una clinica ospedaliera: la mancanza di sonno può venire percepita, ed esagerata, in una misura che non corrisponde alla realtà delle ore effettivamente dormite.

Writing 31

Mariela Angela

Quando la sera ci raccontiamo, e poi ti sento stanca e prossima al sonno, mi piace immaginarti mentre chiudi gli occhi e mormori le ultime cose con la voce di bambina esausta. E invece di mettermi a dormire sento il bisogno di rivivere le tue parole, i tuoi toni, la tua cadenza, per rivederti nella mente mentre ti dedichi a me, immaginando le tue espressioni, le curve della bocca, le variazioni del tuo sguardo. Sono le ricchezze che raccolgo e metto da parte, quelle che mi permettono di ricostruirmi.

donne

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Stamattina ho sognato che si dovevano prendere importanti decisioni a livello politico sulla condizione della donna, e io ero in attesa di conoscerne l’esito, probabilmente attraverso la televisione, come faccio quando sono ansioso di sapere qualcosa sui grandi eventi che influenzano il mondo. Le donne hanno un posto di preminenza nella mia vita: lo dimostra il fatto che, ad esempio, il mio migliore amico è una donna, il mio medico curante è una donna, i miei avvocati sono donne, le dichiarazioni dei redditi me le fanno le donne, le migliori collaborazioni sul lavoro le ho avute con donne. Insomma, se devo mettermi nelle mani di qualcuno, preferisco sia donna. Poi, come ho già raccontato, le rare volte in cui mi trovo in situazioni conviviali (una cena o un matrimonio o un party), mentre i maschi tendono a radunarsi fra loro a parlare dei loro interessi, e le donne fanno altrettanto, io mi ritrovo sempre fra queste ultime, solo maschio, ad ascoltare i loro discorsi. Sarà perché con gli uomini non ho molti argomenti: non seguo il calcio, non amo le automobili o le moto, vado poco in bicicletta, non faccio vacanze cool e, infine, non mi atteggio verso le donne come i maschi fanno tradizionalmente. È che mi considero un partner a tutto tondo, tutto qui.

#51

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Stamane mi son svegliato più presto rispetto alle mie abitudini, scosso da una fase concitata del sogno che stavo facendo. Ero alle prese con una donna con cui stavo litigando, c’era una discussione in cui avevamo un’incomprensione totale, così ci davamo sui nervi anche solo interloquendo, al punto che lei — non era riconoscibile, non so che ruolo avesse, ma in quel momento era parte in causa — a un certo punto tendeva le mani per strozzarmi, ma in realtà si tratteneva, dicendo che avrebbe voluto farmi fuori, che meritavo questo, ed è a quel punto che mi son svegliato di colpo, scosso, pronto a reagire all’attacco. Questa tizia era bionda, è tutto quello che ricordo. La discussione era originata da un fatto increscioso e strano: c’era una serie di fotografie di ragazzi, fratelli e sorelle, che erano stati offerti in adozione, e fra quelle fotografie ne compariva una in cui c’eravamo io e i miei fratelli, in un momento di riunione. Dunque nostra madre, o i nostri genitori, ci avevano offerti ad altri a nostra insaputa: avevano pensato davvero di sbarazzarsi di noi, di darci ad altri senza dirci nulla. Allora dovevamo affrontare l’argomento, chiarire com’era potuto accadere, e mia madre doveva darci risposte; ma prepararci per affrontare la discussione diventava problematico, c’era un inconveniente qui e un inconveniente lì, non ci si capiva e alla fine ci si dava sui nervi, con l’esito che ho detto. Che rabbia, sono ancora scosso.

prender posizione

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Stamattina sono rimasto colpito dalla ridda di pensieri che mi passano per la mente quando mi sveglio e resto nel letto pensando a cosa fare: alzarsi o no? è un giorno feriale o è festa? ci sono pericoli là fuori?, queste le prime preoccupazioni che s’affacciano. Ma dicevo dei pensieri: stamane, ad esempio, ricordo bene di aver inanellato una fila di ragionamenti che mi hanno addirittura stupito per la loro sagacia e pertinenza, al punto che m’immaginavo di avere un interlocutore, o addirittura un uditorio, col quale condividere le mie “rivelazioni”. Ora, però, non ricordo più nulla di questa avventura intellettuale, non so dire di cosa si ragionasse, quali gli argomenti e il tenore delle osservazioni. Di tenere un taccuino accanto al letto me l’hanno suggerito in molti, ma quando ci si trova nel dilemma di uscire dalle coperte o di restare a catturare qualche altro frammento di sonno, non è facile prender posizione.

 

show-woman

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Negli ultimi giorni ho ricominciato a ricordare i sogni, quelli fatti prima di svegliarmi, naturalmente. Quelli di stamattina sono troppo confusi, perché ho lasciato passare troppo prima di mettermi a parlarne, ci ho frapposto una bella colazione fatta di frutta, di pane di kamut con la marmellata senza zucchero, di biscotti bagnati nel caffè. Quindi ricordo solo l’immagine — le immagini — più forti che mi si sono impresse: quelle di una show-woman che identificavo come Simona Ventura, la quale indossava un lungo vestito di scena rosso e stava di spalle su un palcoscenico, e lentamente si girava e mostrava un viso imbruttito e artefatto, visibilmente truccato, lamentandosi del suo imbruttimento. Poi tornava a volgere le spalle, e dopo un po’ si girava di nuovo e mostrava un volto ancor più brutto e deformato, somigliante a un mostro; poi si girava ancora per qualche secondo e, quando tornava a mostrare la faccia, aveva una specie d’impalcatura orrenda in cui gli occhi si distinguevano a malapena, un mostro ancor più orrendo da trucco di cinema. Ma è naturale, pensavo, sono effetti speciali; però è evidente che va sempre peggiorando, e questo non rassicura.
Quando ho aperto gli occhi, come mi accade raramente ho avvertito l’ultimo sussulto del russamento (stavo a pancia in giù).

 

brandelli

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È la prima volta dopo molto tempo che ricordo brandelli di sogno. Mi trovavo in una specie di azienda od organizzazione e il mio ruolo era importante, visto che l’emissario del capo mi diceva: “Ora vado a consultarmi e poi decideremo la mossa da fare. Questo momento è molto delicato”. Ma io, invece di restar lì in attesa di disposizioni, tornavo a casa, convinto che questo non avrebbe avuto conseguenze; poi prendevo il telefono per chiamarli e avere notizie e sentivo all’altro capo le loro voci che mi cercavano: “Niente da fare, non c’è”; “Non risponde, non si trova”. Io dicevo “Sono qui, pronto, pronto!”, ma loro mettevano giù. Allora tornavo a chiamarli, ma all’improvviso mi arriva la telefonata di un amico con cui faccio affari: mi cerca, ha bisogno di me. “Posso richiamarti fra un minuto?” gli chiedo tutto concitato. “Eh, buonanotte!” risponde lui, “Allora lasciamo perdere”. “No, no, aspetta, ma che dici?”, insisto. Doveva solo aspettare un po’ e ci saremmo parlati, che problema c’era? Mai successa una cosa del genere. “Aspettami che ti richiamo”, ripetevo, ma lui voleva chiudere: “No, lascia stare, non si può”. Così la cosa mi sfuggiva dalle mani, mentre dall’altra parte quelli che mi cercavano probabilmente concludevano che m’ero eclissato e reso irreperibile, con tutte le conseguenze che si possono immaginare. Una catastrofe, insomma. Poi mi son svegliato. Un po’ storto, va da sé.

 

donne

Stamattina ho sognato che si dovevano prendere importanti decisioni a livello politico sulla condizione della donna, e io ero in attesa di conoscerne l’esito, probabilmente attraverso la televisione, come faccio quando sono ansioso di sapere qualcosa sui grandi eventi che influenzano il mondo. Le donne hanno un posto di preminenza nella mia vita: lo dimostra il fatto che, ad esempio, il mio migliore amico è una donna, il mio medico curante è una donna, i miei avvocati sono donne, le dichiarazioni dei redditi me le fanno le donne, le migliori collaborazioni sul lavoro le ho avute con donne. Insomma, se devo mettermi nelle mani di qualcuno, preferisco sia donna. Poi, come ho già raccontato, le rare volte in cui mi trovo in situazioni conviviali (una cena o un matrimonio o un party), mentre i maschi tendono a radunarsi fra loro a parlare dei loro interessi, e le donne fanno altrettanto, io mi ritrovo fatalmente fra queste ultime, solo maschio, ad ascoltare i loro discorsi. Sarà perché con gli uomini non ho molti argomenti: non seguo il calcio, non amo le automobili o le moto, non vado più in bicicletta (ma voglio ricominciare), non faccio vacanze cool e, infine, non mi atteggio verso le donne come i maschi fanno tradizionalmente. È che mi considero un partner a tutto tondo, tutto qui.

 

erinni

Roberta Rossi, Erinni dormiente


Stamane mi son svegliato più presto rispetto alle mie abitudini, scosso da una fase concitata del sogno che stavo facendo. Ero alle prese con una donna con cui stavo litigando, c’era una discussione in cui io e questa qui avevamo un’incomprensione totale, così ci davamo sui nervi anche solo interloquendo, al punto che lei — non era riconoscibile, non so che ruolo avesse, ma in quel momento era parte in causa — mi si è quasi avventata addosso tendendo le mani per strozzarmi, ma in realtà si tratteneva, dicendo che avrebbe voluto farmi fuori, che mi meritavo questo, ed è a quel punto che mi son svegliato di colpo ansimando, scosso, pronto a reagire all’attacco, che ho messo a segno a mente desta: ho completato la scena afferrandola io per il collo e scaraventandola via. Questa tizia era bionda, è tutto quello che ricordo di lei. La discussione era originata da un fatto increscioso e strano: c’era una serie di fotografie di ragazzi, fratelli e sorelle, che erano stati offerti in adozione, e fra quelle fotografie ne compariva una in cui c’eravamo io e i miei fratelli, in un momento di riunione. Dunque nostra madre, o i nostri genitori, ci avevano offerti ad altri a nostra insaputa: avevano pensato davvero di sbarazzarsi di noi, di darci ad altri senza dirci nulla. Allora dovevamo affrontare l’argomento, chiarire com’era potuto accadere, e mia madre doveva darci risposte; ma prepararci per affrontare la discussione diventava problematico, c’era un inconveniente qui e un inconveniente lì, non ci si capiva e alla fine ci si dava sui nervi, con l’esito che ho detto. Mamma che rabbia, sono ancora scosso.

 

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Pensa che prima di trovare la tua lettera “dubbiosa” avevo intenzione di raccontarti che stanotte ho avuto un incubo t r e m e n d o… tremendissimo e terribilissimo, in cui c’eri anche tu. Era molto contorto ma la scena più tremenda (e che mi ha svegliata) è stata quando, sull’orlo di un abisso, una donna dall’aspetto vampiresco e con delle unghie nere e lunghissime, mi ha artigliata per il polso, lacerandomi la pelle, e mi urlava in faccia che lei era morta ma se mi uccideva poteva prendere il mio posto e voleva buttarmi giù dal precipizio e io piangevo e con l’altra mano mi aggrappavo a te però lei era fortissima e mi strappava tutta la pelle del braccio e tu forse non saresti riuscito a trattenermi se continuava ma per fortuna mi sono svegliata, però mi batteva fortissimo il cuore e piangevo (cioè, oltre che nel sogno piangevo anche nella realtà da tanto era realistico il sogno!). Che angoscia! Be’, è solo colpa mia dato che ieri, quando ero già a letto sotto le coperte, ho iniziato a leggere l’ultimo numero di Dampyr appena acquistato ed era disegnato da Luca Rossi, mio disegnatore preferito, e c’erano delle scene spaventosissime che sicuramente hanno causato il mio incubo! Dopo ho dovuto lasciare la luce dell’ abat-jour accesa, perché se la spegnevo mi rivedevo quelle scene e mi sembravano vere! Nella confusione del momento credevo davvero che qualche essere soprannaturale potesse venire a uccidermi! Che stupida! E poi, visto che c’eri anche tu nel sogno, ho pensato a te e dopo un po’ mi sono calmata e riaddormentata… ma pensa che bello se tu ci fossi stato davvero! Mi sarei rannicchiata vicino a te come facevo da piccola con mio padre senza svegliarlo e mi sarebbe passato tutto! Stasera cos’altro potrei leggere di terrificante? Ci penserò!