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Non fraintendetemi. So che anche voi avete dei bugiardi. Nessun Paese è a corto di bugiardi. Ma la lingua inglese, con la sua imprecisione e la sua natura metaforica, offre ai bugiardi un ulteriore vantaggio. Una parte della popolazione ci crederà, un’altra non ci crederà, ma se potessi mostrarvi la gigantesca parte della popolazione che farà finta di crederci, vi spaventereste.
Fa parte della lingua. Gli stranieri pensano sempre che l’inglese sia una lingua pragmatica — profondamente radicata nel reale. Ed è vero che siamo bravi nelle cose. Gran parte del nostro ipertrofico vocabolario è dedicato alle cose. Abbiamo quattro o cinque parole per quasi tutto. Ma nonostante la superbia per la nostra ricchezza di termini, l’inglese è costruito sulla somiglianza, sul racconto e sulla semi-dissimulazione. Se incontrate qualcuno o fate qualcosa, un inglese non vi chiederà di parlargli di quell’esperienza. Dirà: chi sembrava [what was he like], che cosa sembrava [what was it like]? Non parlarmi di quello, parlami di qualcosa che gli assomiglia. Raccontami una storia, fammi un quadro. Insomma, mentimi.
Può essere difficile scorgere l’albero della stranezza nella gigantesca foresta del colorito e affascinante inglese. E ancora più difficile scorgerlo nelle parole più semplici e comuni. Questo è vero per i madrelingua di tutte le lingue. Ad esempio, la relazione di voi italiani con la parola sempre è molto difficile da spiegare. Ma noi vinciamo. Perché la nostra parola è un’irrazionale impossibilità. I soavemente logici francesi dicono toujours. Tutti i giorni. Anche un bambinetto capisce la semplicità e la chiarezza cartesiana di questo concetto. Ma noi diciamo always che in realtà significa «tutte le vie». È assolutamente folle. Always non è solo la parola più stupida dell’universo, è letteralmente sbagliata. Always dovrebbe significare ovunque. Quanto intelligenti vi aspettate che siamo se per dire sempre abbiamo una parola sbagliata?
La parola right significa sia «giusto» che «diritto». Questi sono due concetti che non dovrebbero MAI essere confusi. Di nuovo, il francese ci insegna. Raison e droit sono logicamente e superbamente separati. Quando un inglese vi dice che avete ragione, non è mai chiaro se si dichiara convinto o semplicemente vinto. Certo, siamo stupidi. Cos’altro potremmo essere?
Dimenticate le incoerenze logiche, le origini ibride e l’assenza di astrazione. L’inglese è per noi un incubo perché è assolutamente ipertrofico. Ha una dimensione 900 volte maggiore del suo concorrente più vicino, per quanto si confronti su Wikipedia il numero di parole in tutti i dizionari (ho menzionato la naturale inclinazione dell’inglese per la pomposità?). È il Rocco Siffredi delle lingue europee. Gli inglesi insistono sempre su questa faccenda delle dimensioni perché siamo abbastanza stupidi da pensare che le dimensioni siano importanti (abbiamo ragione, lo sono). E come la maggior parte delle cose che diciamo, è sia vera che falsa. Nell’uso effettivo, l’inglese è immenso perché è una miscela ibrida di anglosassone, tedesco e olandese antico, francese normanno e latino. Non ha la purezza dell’italiano, del francese o del tedesco e quindi non ha la semplicità e la regolarità conferite dalla purezza. È una lingua bastarda e ladra, che ogni anno ruba migliaia di parole da altre lingue più organizzate. E la sua disordinata mancanza di struttura rende le sue dimensioni ancora più pesanti. È un elefante su un solo pattino da ghiaccio. Non potete aspettarvi una coniugazione sensata in queste circostanze.
E dobbiamo impararlo a due anni. È davvero molto faticoso. Quindi ci dobbiamo riposare. Molto. Per il resto della vita.
È vero che abbiamo Shakespeare e James Joyce, ma anche Reagan, Trump e Paul Gascoigne. I nostri pensieri sono opachi, la nostra filosofia è una barzelletta e nessuno di noi ha mai avuto una vera idea. Siamo profondamente anti-intellettuali, sprezzanti e al contempo timorosi dell’astrazione e dell’intelligenza. Se ci parlate di filosofia, ridacchiamo o piangiamo. E la famosa apertura linguistica dell’inglese è una contraddizione sconcertante. È vero, l’inglese cambia ogni sei mesi. Accoglie duemila parole nuove ogni anno, ma è anche infinitamente ostinato e autoprotettivo. L’insularità dell’inglese è una delle sue principali caratteristiche. Il suo pragmatismo e il disagio nei confronti dell’astrazione non sono un caso. Ci sommerge di cose, sentimenti e battute. Ma verso le idee è un vagone che gira in tondo, una palizzata di casuale ottusità, un rifugio di istinti ed emozioni privi di ragione. Questo è il motivo per cui anche su enormi estensioni di terre come gli Stati Uniti e l’Australia, la lingua inglese fa sentire tutti come se provenissero dalla più piccola isola del mondo. Perché è proprio così.

Robert McLiam Wilson, la Lettura #389, pag. 2

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La lingua inglese è ricca di parole per esprimere il nonsense. Baloney, bullshit, bunkum, claptrap, guff, hooey, humbug, taradiddle, tommyrot, tosh e twaddle. Non c’è bisogno di un dizionario. Sono sicuro che l’italiano ha molte parole per dire «sciocchezza» ma nessuna lingua ne ha più di noi. Noi ne abbiamo migliaia. Perché nessuna cultura ne ha più bisogno di noi.
Vivendo nel continente, in Francia, a volte mi sembra che in Europa tutti siano in uno stato di perenne apprendimento dell’inglese. Mi fa piacere ma ho qualche riserva. Deve essere difficile e scoraggiante imparare l’inglese, come imparare qualsiasi cosa. Non ci sono generi né veri congiuntivi, il nostro verbo «potere» non ha l’infinito. Penserete che siamo pazzi. Perciò, da madrelingua inglese (e dotato di eloquio in modo imbarazzante), ho buone notizie per voi. Potete smettere subito. I vostri insegnanti vi stanno mentendo. Non state a sudare. Se avete memorizzato 800 parole e vi comportate male, siete a posto.
Questo è vero ora più che mai. Il mondo di lingua inglese è vittima di una pandemia di stupidità. In particolare ne soffrono gli americani. Guardate chi è il presidente. Si stringono insieme in un bavoso stupore attorno ai telefoni o agli schermi, e si lamentano e ridacchiano come bambini per l’assurdità della loro politica e le eclatanti buffonate del loro clownesco capo di Stato. Quindici anni fa uno studio ha rilevato che quasi il 40% degli studenti delle scuole superiori statunitensi pensava che Il Signore degli anelli di Tolkien fosse basato su eventi reali. Da allora sono solo diventati più stupidi. In questi giorni se dai un libro a un americano, il poveretto proverà a mangiarlo.
Trump è il prodotto, non la causa, della stupidità americana. È il coronamento della lunga e appassionata storia d’amore che il Partito repubblicano degli Stati Uniti ha intrecciato con gli stupidi. Nelle società del mondo sviluppato il progetto liberal ha vinto per decenni, che fosse al potere o meno. Le culture sono diventate inesorabilmente più eque e tolleranti. Di fronte a questa lunga sconfitta, i repubblicani si sono spostati decisamente a destra e si sono impegnati a sedurre apertamente i creduloni e i disinformati. Durante le elezioni presidenziali del 2016, Donald Trump ha detto: «Amo gli ignoranti». Il loro grande santo idiota, Ronald Reagan, gli ha impartito una lezione che non hanno mai dimenticato. Niente è troppo stupido per l’elettorato americano.
Gli europei hanno sempre considerato gli inglesi più sofisticati e informati degli americani. Che cosa diavolo ve lo ha fatto credere? Anche noi siamo degli imbecilli. Ancora una volta, il gesto cretinamente suicida della Brexit non è il prodotto della nostra stupidità: ne è una celebrazione orgogliosa e vivace. Sì, Trump è un idiota pressoché incomparabile e ridicolo, ma la Brexit è peggio. Trump durerà per quattro o otto anni, la Brexit potrebbe seriamente danneggiare la Gran Bretagna per generazioni. Sia l’America che il Regno Unito hanno defecato nel loro cappello. Ma solo gli inglesi si sono ostinati a rimetterselo in testa.

Robert McLiam Wilson, la Lettura #389, pag. 2