27. Agnizioni alla domenica della vita

Chi è contro le agnizioni domenicali come lo sono io? Mi spiego. Fin dalla tenera età mi dava noia questa parola AGNIZIONE alla fine delle commedie di Plauto o delle ballate di Donizetti. Non è facile sentirsi dire che il suo ex si accomodava in quel modo e quindi le dà fastidio quella postura diciamo fetale sul cuscino. Fuori la neve divora la spiaggia e la gente che cammina col cane alle cinque e mezza vista dal quarto piano è nitidissima. Non può scappare allo sguardo diversamente dall’estate e da tutti gli anni in cui avete visto il litorale senza neve. Ma questo è Riccione quartiere di Rimini e dopo un secolo siamo ancora all’Amarcord per quanto i suoi abitanti non si rendano conto di essere cinematografici mentre i loro cani si inseguono come matti ai giardinetti del bagno Melusina.
Gli hotel sulla destra sono in ristrutturazione ma il viola e l’azzurro dei balconi si ritaglia nitido mentre i fiocchi si adagiano a spirale e dice che non nevica e che la vera nevicata era del 2017 quando la gente si arrangiava con le catene come in tempo di guerra, così la perorazione di Jessica e le sue rimembranze del padre quando lei aveva nove anni.
Il passato è derelitto sotto una cortina di neve e mi giocherei la laurea in storia con lei che a nulla servono i ricordi e gli svenimenti sugli ex e le otto ore che uno passerebbe in casa col tipo la domenica quando nevica e zamp! a ogni ora suona la lancetta biologica.
Tu devi uscire di nuovo e scivolare sul ghiaccio maltrattato dai sospiri amarcordici di chi pensa che il passato esista mentre in realtà è solo re-enactment, mascherata buffonesca; parata medievale nella contrada dell’oca e del riccio a Siena. Passato, non esisti.
— Ora va’ via anzi resta qui.
E tu silente a guardare l’intreccio delle corse dei cani come un linguaggio attonito e lei a proclamare che se legge legge il Buddha o gli orientali e poi la poesia — quando la prende — perché il resto è realtà da suggestionati.
Come darle torto. 

Andrea Bianchi

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Will Dielenberg, from The International Landscape Photographer of the Year

Finiamola di pensare alla fantasiosa, irrealizzabile possibilità di andare indietro nel tempo — anche solo di poco — per adottare i comportamenti giusti e ritornare a oggi con i vantaggi conseguenti. Facile, sarebbe, come viaggiare nei secoli con la Macchina del Tempo. Ma secondo le ultime teorie il tempo non scorre all’interno dell’universo: passato, presente e futuro sono rappresentati in un unico blocco. E all’interno di questo universo-blocco non è il tempo a scorrere, ma sono le forme di vita ad arrampicarsi per una linea che ne costituisce il tracciato. La cognizione del tempo, quindi, sarebbe una pura costruzione umana, cognitiva, concettuale e culturale.

Edgar Degas, La famiglia Bellelli, olio su tela, 1860

Il nostro spirito, spiega Proust, è assai incline ad arrendersi ai comfort offerti dall’abitudine, poiché senza di essa non riusciremmo a trovare abitabile neppure la nostra casa. Le esperienze più dolorose del Narratore scaturiscono sempre dal venir meno di un’abitudine. Piange finalmente la morte della nonna solo quando, chinandosi sui lacci delle scarpe, ricorda che di solito era lei a legarglieli amorevolmente. Scopre di amare Albertine nel momento in cui riceve la notizia della sua morte. «Il mondo non è creato una volta per tutte per ciascuno di noi» è il terribile commento che scappa a Marcel. Niente di ciò che ami è destinato a durare.

Alessandro Piperno in La Lettura #212, pag. 5

# 5

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C’è un’idea del passato che cresce come una pianta, alimentandosi con nuovi spunti e ramificazioni, su cui s’appendono nuovi bagagli acquisiti, masserizie mentali che occupano lo spazio cerebrale e i moti cognitivi. Così, l’insieme va via via modificandosi e ingrandendosi, dando forma a un’idea del passato che spesso non combacia con quello che è stato, con la storia che ci ha formati: un’aberrazione ottica che va a interferire in modo importante con l’idea del futuro che, volenti o nolenti, dobbiamo maneggiare.

prender posizione

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Stamattina sono rimasto colpito dalla ridda di pensieri che mi passano per la mente quando mi sveglio e resto nel letto pensando a cosa fare: alzarsi o no? è un giorno feriale o è festa? ci sono pericoli là fuori?, queste le prime preoccupazioni che s’affacciano. Ma dicevo dei pensieri: stamane, ad esempio, ricordo bene di aver inanellato una fila di ragionamenti che mi hanno addirittura stupito per la loro sagacia e pertinenza, al punto che m’immaginavo di avere un interlocutore, o addirittura un uditorio, col quale condividere le mie “rivelazioni”. Ora, però, non ricordo più nulla di questa avventura intellettuale, non so dire di cosa si ragionasse, quali gli argomenti e il tenore delle osservazioni. Di tenere un taccuino accanto al letto me l’hanno suggerito in molti, ma quando ci si trova nel dilemma di uscire dalle coperte o di restare a catturare qualche altro frammento di sonno, non è facile prender posizione.

 

· 97

Picasso_Ragazza allo specchio


E io mi sono dimenticata di dirti che appena entrata in casa, dopo averti salutato, passando davanti allo specchio mi sono un attimo voltata e… che sorpresa! Mi son vista bellissima. Ero, non so come dire… LUMINOSA! E sorridente! Mentre nei giorni precedenti, incrociandomi allo specchio, mi ero vista così scialba e insignificante, brutta e “grigia”. Capisci che potere hai? Basta un tuo sguardo, un tuo abbraccio, per farmi rifiorire! Anch’io penso sempre a quante cose potremmo fare/dire insieme. Per le mie potenziali qualità di attrice… grazie: in effetti, penso che starei bene in quei filmini di famiglia che piacerebbero anche a te, in bianco e nero, ambientati nel passato. Di filmini un giorno potremo anche vederne un po’ (non tanto da annoiarti): ci sono mia mamma e i miei zii da bambini, c’è tutto il contorno familiare, con le loro arie da alta borghesia, c’è lo zio scapestrato che fa il buffone per sedurre certe signorine in visita; le atmosfere, i vestiti, le automobili ecc. sono quelle degli anni ’50 e’60, bellissime!

 

· 93

abbraccio


La nostra vita è ora: ti sto vedendo, chiara di pelle e sorridente, con la borsina a tracolla, che mi corri incontro con un vestitino adeguato (domani farà caldo, dicono) per farmi festa, abbracciarmi, accarezzarmi e farti accarezzare con tutta la passione che proviamo. Le tue guance saranno fresche, e così la tua bocca, che bacerò dapprima dolcemente, assaporandoti, per poi baciarti il collo e le spalle, e dietro l’orecchio, e sulla fronte e sulle palpebre socchiuse, e sul tuo bellissimo nasino, godendo del tuo sorriso felice: perché una delle cose che veramente mi piacciono e mi fanno impazzire, che potenziano la mia beatitudine quando sto con te, è il sorriso di contentezza che hai sempre, mentre ti bacio ti coccolo ti accarezzo e ti stringo a me. Quel sorriso dice tutto: è aperto, felice, entusiasta e sereno, è l’espressione perfetta della tua felicità quando sei con me. Quel sorriso non lo perdo mai: l’ho sempre in mente, mi accompagna giorno e notte e mi aiuterà nelle difficoltà e pericoli e infelicità che dovessero aggredirmi. Unirmi a tutte queste cose, assaporarle, sentirle vivere e palpitare in me è un’esperienza che non potrò dimenticare, mi resterà sempre, a ricordarmi che la felicità esiste e l’ho provata, che la bellezza mi ha fatto suo con grande generosità. Il tuo sorriso, la tua voce, il tuo corpo, i tuoi pensieri sono ciò che mi salverà. Io non ho più paura di nulla.

 

· 85

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Ormai misuro i giorni su di te, sulla tua esistenza, sui tuoi orari e i tuoi riti quotidiani. Il risveglio, la colazione, la merenda, lo studio, il lavoro; e poi i messaggi, le lettere, le immagini di noi che rievochiamo e riviviamo nella mente. Osservare i tuoi ritmi mi aiuta a ricreare i miei, che erano praticamente svaniti. E tutto il resto che ci scalda e ci anima, che ci rende tenaci e fiduciosi e forti, colora le nostre giornate di tinte stupende. Anche in quegli attimi in cui ci si trova smarriti per qualche pensiero.

 

· 53

In realtà ho sempre il dubbio di sbagliare, perché troppe volte m’hanno fatto sentire inadeguato. Avere te ora, che invece m’incoraggi incondizionatamente, è una specie di miracolo. Mi sembra d’esser stato baciato dalla Fortuna, o dalla Provvidenza: sapere di essere considerato, con tanta passione e tanta stima, mi fa sentire che il mio posto nel mondo non è immeritato. Allora posso starci senza vergognarmi, e questo è fondamentale! Allora posso ricominciare a costruire. Così continuerò a scriverti, manderò pezzetti di me che resteranno nei ricordi per sempre. Sono preziose queste testimonianze: e quanto preziosi i tuoi consigli, così equilibrati e rispettosi! Ora che ci penso, oltre a tutto il resto, una cosa molto importante che mi dai è il rispetto (come tu l’hai sentito nei tuoi confronti). Tu mi rispetti davvero, in tutti i sensi, con convinzione e trasparenza, come nessuno — da anni, ormai.
A questo punto, ho bisogno di ricuperare l’entusiasmo che ho perso. Ma devo applicarmi di più, senza dispersioni, e devo azzeccare la formula giusta, il passo giusto. Devo trovare in me, finalmente, la cifra che sto ancora cercando. In questo sono incoraggiato dal fatto che sei completa, lo sei irriducibilmente, con il tuo candore e la tua coerenza che mi commuovono sempre. Oggi anche tu ti sei commossa mentre ti parlavo, ma non ricordo più cosa ti stavo dicendo…

 

Cara Amica

Mia cara amica,

ho dibattuto a lungo tutti i punti della nostra conversazione, che mi ha colmato di ricordi e di idee. Le sono grato di avermi fornito lumi per riandare al mio passato di soldato, dove tanti eventi sono rimasti in sospeso, carichi di un’esperienza che aspettava tutto dalla vita. Le citerò soltanto un esempio:
Prima dell’attacco del 16 aprile 1917 a cui mi apprestavo a prender parte in qualità di aspirante ufficiale di fanteria, fui lungamente istruito dal mio comandante di compagnia. Mi ero reso conto che quel gesuita tenente (Louis Houdard) era l’ufficiale più valoroso e più santo della divisione di attacco di cui facevo parte (39a D.I., 196° reggimento di fanteria, 20° corpo). Mi aveva appena dato ordini minuziosi per l’esecuzione di un colpo di mano che dovevo tentare a fine attacco. Ordini duri, saggi, dove tutto doveva essere previsto. Gli uomini che dovevano prendervi parte con me non erano esonerati per nulla dall’attacco e dovevano esser scelti dalla  loro stessa sorte, poiché erano preventivamente elencati come i superstiti del plotone che avrebbe saltato il parapetto con me. Houdard si rende improvvisamente conto che sono al mio primo attacco; e, con molto ardore: «Una raccomandazione! Divieto categorico ai combattenti di fermarsi presso i feriti. Nulla autorizza un soldato che si batte a raccogliere i lamenti o le raccomandazioni di un soldato che muore». Continua a leggere “Cara Amica”