17. qui Madrid

A che punto siamo col romanzo politico? Diamo un’occhiata alla Spagna. Naturale che dopo le catastrofiche pretese da bottega della Catalogna libera arrivasse la smentita ufficiosa da parte degli scrittori alla moda: della serie, state buoni a Barcellona, state calmi che c’è tanta storia prima di voi e delle vostre pretese di autonomie.
In soldoni. È in uscita un libro del letterato tuttofare, Arturo Pérez Reverte, sul Cid. Come se oggi in Italia tentassimo di smerciare Ariosto secondo Calvino a fin di bene, per spiegare a fanciulli (che si vorrebbe idioti e inerti) che cos’era l’Italia del Cinquecento. 
Sappiamo che Pérez Reverte ebbe seguito in Italia con Il club Dumas e che negli anni si è rodato nell’altro circolo, poco esclusivo, di romanzieri sulla guerra civile. (Ad averne!)
Negli ultimi anni poi ha scritto di tutto, dal 2 maggio 1808 contro Napoleone passando per Trafalgar. Non si è fatto mancare nulla. Anzi no. Ecco che cosa gli serviva. L’epica cavalleresca del Cid, il liberatore della Spagna dai Mori poco avanti che scoccasse il 1100.
Prima con l’inserto del sabato, poi in modo più discorsivo nel giornale di giovedì 19 settembre, il pulpito sinistro di El Pais ha lanciato il grido di raccolta del sentimento nazionale ispanico.
Pérez Reverte era a Madrid per parlare del suo Sidi “in un suntuoso albergo centrale” — pare di leggere Arbasino, buon pro gli faccia agli spagnoli che danno peso ai loro romanzi politici, manco fossero ancora attivi i gorghi populisti e romantici di Eugène Sue coi Misteri di Parigi o di Benito Pérez Galdós cogli Episodios nacionales.

Andiamo con ordine. Il romanzo di Perez Reverte, un tipo che come Camilleri ti sta a raccontare del trisavolo che comprava i libri romantici di Zorrilla (quello di Don Juan Tenorio e appunto anche del Cid) e ti attacca un bottone così, ha confessato ai giornalisti che nel suo romanzo “ho utilizzato cose che sono bufale, leggende. Me ne sono appropriato in modo uguale come per i fatti reali, perché il mio è un romanzo. Non vuol essere un libro esaustivo e storico sul Cid. Vuole invece narrare come una masnada di quaranta uomini di Burgos si sono costruiti una leggenda nello spazio di un anno. Coi relativi meccanismi psicologici di lealtà e valore che gli hanno consentito di raggiungere lo scopo”.
Oltre alla consueta dose di baggianate date in pasto ai giornalisti (“il Cid è un tipico personaggio di frontiera, impensabile in una Spagna diversa dalla sua, nasce nel momento perfetto mentre oggi la società occidentale rifiuta gli eroi come lui perché non attirano”) Pérez Reverte si è sbizzarrito a rendere autentici i dialoghi che compaiono nel romanzo. C’è ad esempio questo comandante arabo che si rivolge al suo superiore (nella Spagna del 1099!) per farsi spiegare che “coesistenza non è uguaglianza”. 
Ma attenzione al bollino da farmacista di Pérez Reverte: “questo mio romanzo non ha nulla a che vedere con la Reconquista, con la patria e simili. I suoi personaggi sono eroi che devono portare a casa il pane. Non si lottava ancora per la crociata che fu inventata dopo per giustificare altre cose. La gente battaglia per cose prosaiche, anche se poi vediamo che arrivano i discorsi e i pretesti della retroguardia”.  
Non c’è che dire. Se Perez Reverte voleva parlare di politica c’è riuscito perfettamente. 

Però Pérez Reverte ha parlato chiaro in questi giorni all’Accademia dietro al Prado: “oggi non sopportiamo i gradi di differenza tra persone, specialmente in Spagna l’intelligenza è vista come un peccato. Chi non sta nel branco è fuori. Ci vogliono delle élites per il mondo perché le masse da sole non ce la fanno. Però le masse stanno sterminando le élites falciandole a gruppi. Le masse hanno inibito le élites facendole sentire colpevoli. Dunque l’intelligenza è molesta, scomoda, in politica, in cultura, in tutto. Anche il Cid è molesto perché si pone come essere umano completo”.
In attesa di leggere il romanzo e di vederlo tradotto, notiamo di passaggio la generosità di Pérez Reverte: non c’è intelligenza di centro o di sinistra, né di destra o di sinistra. C’è solo intelligenza. Dopodiché le strologazioni del Pais sullo stile del romanzo “tra Holden e Meridiano di sangue” le lasciamo sul balcone… a prendere aria.
Gli spagnoli che leggono impazziscono per il metodo di Pérez Reverte che sa dove inizia e dove finisce la sua storia, e nel frattempo intrattiene i suoi lettori su… Twitter. 
Ma non è becero: “mi piace molto la gente pericolosa, ha dichiarato. Mi interessa. Si apprende molto da tipi simili. Dalla malvagità, dalla violenza, dalla durezza si impara più che dalla bontà. Come romanziere cerco di evitare la bontà, cioè puoi impararla da chi è buono di suo ma se poi tu non sei buono allora non ti serve a niente. Da un tizio malvagio al contrario impari la manipolazione e la menzogna per sopravvivere. E devi esservi pronto sul piano intellettuale perché anche queste cose possono rivelarsi utili”. 

A dirla tutta si impara molto da El Pais. Però si trovano occasioni anche più  interessanti facendo le vasche sulla Gran Vía di Madrid e poi magari lo struscio sulle raggiere attorno a Plaza del Sol. Guardando come si incrociano i passi. Perché i machi stringono da sopra la spalla (e non da sotto) le Dulcinee. Le quali si avvinghiano ad altezza bacino dei suddetti. 
Girando insieme a un amico (stile Timon e Pumba) a Madrid per tre giorni ho intravvisto perché oggi uno spagnolo potrebbe interessarsi alla vita romanzata del Cid. Ci sono machi guerrieri ancora a piede libero.
Senza pensare ai giorni che verranno, esplorando la libertà massima, ho indovinato che Cid si aggira al mercato san Miguel sotto le vesti dello spagnolo che non manda al diavolo il nero ambulante.
Poi ho azzeccato la mia ipotesi: il macho è tanto più insicuro quanto più ostenta, e la sua donna tanto meno gli si ribella quanto più acida è la sua posa sulla scena della strada.

Sotto la casa di Cervantes a Madrid c’è una scritta presa dal Chisciotte che dice “in casa non ci sono libri perché il diavolo se li è portati via tutti”. La casa di Cervantes è appunto una ricostruzione. Chisciotte si è dissolto fuori dalle sue mura. E altri cavalieri senza un soldo si muovono ancora sulle piazze di Madrid. Il Cid è vivissimo. 
A nessuno interessa leggere della vostra vita, a nessuno gliene importa di leggere della vita degli altri. Tutti vogliono leggere della propria vita. E noi dobbiamo raccontargliela attraverso la nostra e quella degli altri. Non una vita astratta o generica, ma proprio quella del lettore, che emerge nei tratti comuni, quando li sappiamo cogliere, tra la nostra vita e quella degli altri. Tra il Cid della storia e quello di oggi.
Scrivere è allora il racconto di una relazione? forse sì, ma tra i punti di vista che riusciamo a intrecciare tra il nostro occhio e quello degli altri su di noi. O quello di tutti sul mondo che, in fondo, è l’impossibilità di comprendersi. Ovunque e comunque. 
Ora noi, se scriviamo, questa natura eterna e immutabile che scorre sempre come la bellezza delle ereditiere in strada a Madrid di mattina, dobbiamo raccontarla attraverso tutto quello che bellezza non è: cioè esattamente noi, coi nostri sguardi che si intrecciano dubitanti e impazziti, preoccupati o sofferenti. 

Continuiamo così con compassione e, invece di intrecciare la letteratura con la vita, facciamo il contrario, lasciamo emergere la letteratura dalla vita. Del resto, a che serve spingere giù per la gola cucchiaiate di Cervantes, di Cortàzar e tutti gli altri, quando in quella gola incontriamo una Dulcinea che cinguetta al suo macho, o in un altro punto si squarcia il velo ed eccovi un poeta errante o l’ereditiera o quant’altri che non sanno di esserlo, non sanno di essere poesia e noi, entrando in loro, illuminiamo la loro appartenenza alla letteratura e la loro letteratura alla vita della natura eterna e immutabile della nostra noia. Della nostra impazienza. 
Avanti così, cinicamente compassionevoli, pietosamente cinici, senza aggredire i nostri personaggi e mostrando che loro ci feriscono e che noi ce ne freghiamo (poi magari li… fottiamo). In ogni caso, in tutto, la parola d’ordine è una sola: gentili e leggeri.

Madrid, 19 settembre 2019

Andrea Bianchi 

Sphaera

Un folio da un manoscritto austriaco del quindicesimo secolo del De Sphaera Mundi, astronomia pre-copernicana.
The Morgan Library & Museum, New York