Professor Saturno

Francisco Goya, Modo de volar

La sua Storia della letteratura inglese – datata, certo, è ovvio, e per questo affascinante – spicca, in un tempo, questo, dettato dal buon senso e dal cattivo gusto, dei critici inascoltati perché inascoltabili, senza carisma, carrieristi cabarettisti, per i giudizi sommari, le brevi cattiverie, la bella scrittura. L’ampiezza di sguardo, micidiale, panottica, si fonde al pregio del particolare, alla preziosità improvvisa, al gioco di prestigio verbale, al pregiudizio, perfino, al talento di non capire (la cantonata che ha preso con Pound, il Joyce a suo dire inutile). Dicevano portasse iella; la iattura, piuttosto, è leggere, ogni giorno, il commento di letterati gazzettieri atti a nutrire il proprio ego, vegano, iniquo. “Intellettuale non comune, «Professor Saturno» – genio, spirito e demonio caustico e discepolo di Michel de Montaigne, Mario Praz era ovviamente l’esatto contrario dell’aura satanica di cui la maldicenza e l’invidia lo avevano circonfuso: semmai era dolce, gentile, affettuoso racconta chi lo conobbe. Forse molto solo e malinconico”, ha scritto di lui, di recente, Luigi Mascheroni, ribadendo che per lo più Praz è scomparso dal desco editoriale odierno. Fa eccezione Misteri d’Italia (Aragno, 2022), brevissima raccolta di articoli pubblicata su “il Borghese”, a cura di Giuseppe Balducci (autore, in appendice, di un ottimo Profilo di Mario Praz). Anche in questa sorta di oblò anti-oblio non è difficile ricavare alveari di sapienza anticonformista, come questo paragrafo:

“Sì, il paesaggio italiano è bello, visto con occhio di pittore, ma talmente sottomesso all’uomo, talmente umanizzato, da poterlo dire addirittura infestato da antropotossine: come una camera in cui han dormito degli uomini, impregnata del loro odore… Viaggiando per le belle campagne della Toscana e dell’Umbria, quante volte si vorrebbe premere quel bottone che eliminasse l’invadente presenza dell’uomo!”

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