35. Disintegrata all’alba

Artista giapponese anonimo, Luna e onde, litografia a colori, tarda epoca Meiji

Andò a prenderle delle caramelle con panna e salmone e osservò una famigliola con annessa figlia annoiata. Il cameriere che serviva i caffè gli offrì nell’attesa il mascarpone che aveva preparato. Nessuno pareva tenere in considerazione che lui doveva rientrare in un letto. Forse. Sicuramente sul divano mentre lei mangiava.
Nelle pause del sesso contemplavano il soffitto buio. Verso le due lei faceva i commentari alla vita dei genitori di lui aggiustando paragoni che mettessero tutto sul bilancio coi suoi genitori laggiù in Brasile, separati. Diede in escandescenze quando affermò precipitosamente che la madre di lui a 40 anni leggeva Yubiaba’ quindi precisamente le lucide storie delle puttane mai tristi di Amado, inventariando l’insoddisfazione sessuale della signora nei confronti del marito. Cose risapute ma dette da altra bocca valgono qualcosa. 
In fondo essere di continuo genitori si proponeva come una bella fregatura. O meglio. Si commettevano piccoli errori che poi non si poteva mai ammettere decenni dopo davanti ai figli. Quando andava bene potevano essere i figli a chiedere ai genitori come si erano sentiti quella volta lì…
Nulla da fare nell’altra pausa del sesso apparentemente verso le quattro lei ricapitolava le sue due storie a vent’anni terminate malamente per cattiva educazione dei maschi del tempo e non per qualcosa fatta da lei. Pare. Intanto si arrivava all’ultimo resoconto della vicenda durata anni col tronista dagli occhi verdi tatuato. I simili si attraggono. I tatuaggi di lei però al buio non si vedono. Quando sostiene di poter andare a Milano ma che la città non le piace, né tantomeno la compagnia, lui si appella al fatto che avrebbe voluto fare l’insegnante. E qui lei richiama una vecchia storia scorciando la gamba sinistra e placandolo nell’ultimo ventaglio di notte. Ci sono rumori di auto fuori solitari. In strada gli spazzini e anche al bar una coppia in pausa lui e lei. Il calendario con le pagine da strappare riporta qualcosa detto da Flaubert. Un’aurora si distende tra quattro palme all’orizzonte lentamente turchese e rosa. È la seconda volta in vita mia che non dormo. Anni fa era per una presentazione ufficiale e oggi per vivere dentro di lei.

Andrea Bianchi

Fiat



A quanto dicono, Fiat è sempre più dipendente da Chrysler: i risultati del quarto trimestre 2011 mettono in rilievo questa forte dipendenza del gruppo. Fiat ha archiviato un quarto trimestre con un trading profit di 765 milioni di euro, di cui ben l’85% (pari a 639 milioni di euro) è stato generato da Chrysler. Questo a causa del basso contributo ai risultati di Fiat Auto, che nel trimestre ha addirittura perso 15 milioni di euro a livello di trading profit. Un risultato che è comunque meglio delle aspettative, che vedevano pessimisticamente un trading profit in rosso per 100 milioni di euro.
Per il 2012 vengono buone indicazioni da Chrysler e dal Brasile, mentre le prospettive per l’Italia restano deboli. Nella composizione dei profitti si prevede che crescerà ancora il contributo di Chrysler e del Brasile, mentre continuerà a diminuire quello dell’Italia e dell’Europa, nonostante il lancio in grande stile della nuova Panda (“ma fateci il piacere…”,  verrebbe da dire). Il contributo negativo dell’Europa dovrebbe essere controbilanciato dal buon andamento del Brasile, dove per il 2012 Fiat stima una crescita del mercato.
Quest’anno dovrebbe essere ottimo per Chrysler, che prevede di vendere dai 2,2 ai 2,4 milioni di auto, in crescita dai “soli” 2 milioni del 2011. Ma nella seconda metà del 2012 pare difficile che riesca a mantenere tassi di crescita così robusti: quest’anno l’unico nuovo modello che verrà lanciato è il Dodge Dart, mentre a gennaio in Italia e in Francia le vendite del marchio americano sono crollate rispettivamente del 17% e del 24%. Mica tutti hanno i portafogli gonfi, no?

Agenzie di rating

Delle Agenzie di rating si è molto parlato negli ultimi tempi: sono quelle agenzie che danno il giudizio di affidabilità agli Stati che emettono titoli di debito, e alle grandi società che emettono obbligazioni (i cosiddetti bond). Le più famose sono Standard & Poor e Moody’s: la prima ha appena declassato il debito degli Stati Uniti d’America, portandolo dalla “tripla A” (valutazione massima, data ai paesi scandinavi, a Francia, Germania, Austria, Canada, Australia, Svizzera, Regno unito e altri) a quella inferiore “AA+”.

Ebbene, sul Wall Street Journal di ieri c’è scritto a chiare lettere che le agenzie di rating, di solito, non riescono affatto a prevedere il default (fallimento) del debito di uno Stato sovrano. Infatti, su 15 default sovrani verificatisi dal 1975 a oggi, in ben 12 casi (l’ 80%) sia Standard & Poor che Moody’s hanno attribuito loro, un anno prima del fallimento, un rating dalla B in su (il rating B esprime un rischio di fallimento del 2% nell’anno successivo). Nell’articolo vengono anche menzionati alcuni casi clamorosi, come quello di Brasile e Argentina, che nel 2001 erano equiparate con lo stesso rating “BB-“: solo che l’Argentina era a un passo dal fallimento, mentre il Brasile stava per diventare una potenza economica di livello mondiale. E in ogni caso, più recentemente, basta ricordare i molti rating “tripla A” che venivano sciaguratamente attribuiti a quegli strumenti di investimento “tossici” prima che si scatenasse la grande crisi del 2008, ancora tutta da risolvere.