la Maresca

Fausto Pirandello, Bagnanti, litografia, 1967


La Maresca è una signora qui ricoverata, vittima dei grilli erotici; per esempio, sollevata dall’allegria dell’estate, si spogliava nuda sotto la doccia dei bagni stipati di gente e davanti a tutti si divertiva a lasciarsi zampillare per ogni dove i fili dell’acqua, e insomma, dopo diverse altre esuberanze, fu portata in manicomio.
Ora, con la pelle scoppiettante, i bellissimi occhi neri infuocati, cerca di tenere in mano i freni delle briglie, e però le è impossibile tamponarsi del tutto e stamani, con la più tranquilla delle impudicizie, mi riferiva su certe pratiche alle quali la costringeva il marito, invalido di guerra, nel disperato tentativo di potenza, e alla fine con le gote stanche lei si ribellava. E qui al manicomio la Maresca quasi riesce a tenere i freni, ma fuori, davanti all’affascinante vita, al pullulante teatro, essa dà la via a tutta la carrozza e aizza i cavalli e travolge gli ostacoli, il suo nasino sottile fremente alla polvere che brucia.
Stamani il marito dalle gambe fredde si è presentato, con le grucce, alla portineria in visita alla moglie, e mi ha detto (il volto opacato di una fierezza una volta accesa) con una malinconia che è ormai difficile sbalordire, che la moglie gliene ha fatte passare e che, tra l’altro, scriveva lettere d’amore a ogni bel maschio, al cantante del teatro e al calzolaio vicino a casa, a quell’altro con cui aveva parlato per tre secondi e a quello che dalla finestra vedeva passare ogni mattina, e che è impossibile trattenerla specie nella stagione estiva, nella quale spumeggia come la sciampagna quando di colpo è saltato il tappo.

Mario Tobino, Le libere donne di Magliano