dare ordine al caos


La bellezza è sostanzialmente ordine. È come mettere insieme i pezzi di un puzzle e vedere che coincidono. Il problema è che, anche se ciascuno la riconosce, nella pittura, nella scultura, nella matematica, nessuno può definire la bellezza. È ineffabile, ma non perché non si può dirne niente. Piuttosto perché si può, si deve, dirne troppo. Accade come con la costante matematica pi greco: se provi a scriverla, non finisci mai di aggiungere numeri. Quindi la bellezza è un eccesso, è qualcosa che ci sovrasta. Definire significa porre dei limiti, riguarda l’intelletto. La bellezza invece va oltre, è la super bellezza di cui parlava Plotino: non perché sia di qualità superiore, ma nel senso della sua indefinibilità. In questo scenario, resta comunque che la matematica, la filosofia, la biologia, tutte le scienze e discipline cercano di dare un ordine al caos. E lo fa anche chi sembra in apparenza più lontano dal concetto di bello come misurabilità. Friedrich Schlegel, uno dei fondatori del Romanticismo, conia l’idea della bellezza come rapporto tra sistema e caos. Smonta l’armonia, invita ad abbandonare, anche in poesia, le «metafore morte» che nasconderebbero la bellezza di ordine superiore, ma introduce comunque il caos nel sistema.

— Remo Bodei in conversazione con Vincenzo Barone e Manuel Vilas, la Lettura #373, pag. 3