37. Lo spirito di conquista secondo Macron

Bisognerebbe risentirsela tutta, la trasmissione televisiva del 3 maggio col duello tra i due candidati. Perché il risultato era già scontato (per chi ha il senno di poi), perché era prevedibile quello che i due si sarebbero detti (questo per i francesi – per gli italiani lenti e posati quelle parole erano come botte da orbi).
Fortunato, astuto, che ha provato cose nuove in Francia, con un messaggio positivo: queste, tradotte un po’ alla buona dall’articolo online BBC, le doti e le qualità che hanno portato alla vittoria Macron. Senza dire del quinto e ultimo punto escogitato dalla stampa inglese, ma che un po’ tutti sapevamo: vinceva senza un competitore. Se in Francia ci fosse stata la classe lavoratrice di cinquant’anni fa (per non rischiare e non dire “vent’anni fa”, perché allora eravamo bimbetti e adesso non ci fidiamo ancora, stendhalianamente dei libri di storia), se se se… avrebbe vinto la sfidante di Macron.
Così non è stato, e perciò bisogna guardare cosa è accaduto: facciamo gli spettatori, e vedremo che nel diverbio televisivo Macron se n’è venuto fuori in modo impetuoso e risoluto, dicendo:  sono per lo spirito di conquista. Tutt’altro che un  lapsus, come si divertirebbero a dire, ma seriamente, tanti intellettuali complessati che abbiamo letto e pure, brevemente, ammirato. E cosa sarebbe lo spirito di conquista? Vediamo un po’.
Lo stereotipo vuole che in Italia ci sia più cultura (il Colosseo! gli Uffizi!), mentre in Francia più orgoglio patriottico, unito ad apertura multietnica ed a memoria storica. Qualunque francese, al di là dello stereotipo, sa chi fu Napoleone: non possiamo giurare che ogni tedesco sappia chi fu Hitler. Però, però. In Francia si conoscono anche i nemici, di Napoleone: e tra questi risalta sempre nitido  Constant, nato nel 1767 (di un anno più giovane della moglie, la De Stael, quindi anche lui, come Macron, di gusti eletti nella scelta della compagna).
E che scrisse Constant, per lanciarsi in tempi non sospetti (tra 1813 e 1814) come avversario di Napoleone? Proprio  Lo spirito di conquista e di usurpazione. Ora di questo testo si potrebbero dire tante cose: anche senza averlo letto. Come ad esempio che nel 1944 fu stampato da Einaudi e (anche) allora passò per un atto rivoluzionario, tradotto da un letterato dallo stile vigoroso e dal pensiero altrettanto forte e robusto. Oppure ancora: che fu apprezzato da quel giurista tutto sommato problematico che era Carl Schmitt. E a tal punto da essere elogiato con calde parole nell’opera di Schmitt più apprezzata a sinistra, dagli uomini di sinistra che pensano: vogliamo dire nella  Teoria del partigiano  che i sessantottini sventolavano insieme a Mao, a quel bellissimo libricino che è  Della contraddizione. Di sicuro avevano ottimi “gusti”: se l’alternativa era Moravia…
Ma insomma ora abbiamo e avremo Macron. Lo avremo anche noi, visto che dall’Europa non si esce se non vogliamo annichilirci  come delle formiche. Ma ricordiamoci chi è stato Macron:  banchiereRotschild. E almeno per un attimo, facciamo i  letterati. Non si capisce la Francia e la sua storia senza la letteratura: non si afferra la Francia battuta da Hitler senza Gide, per fare solo un esempio. E trasformiamoci per un attimo in letterati:
Stendhal odiava i convertiti, quelli che si spacciano per diversi e non sanno neanche di essere rinnegati. Si può vedere quante volte li bolla e li sfotte durante il suo viaggio in Francia (nell’edizione Einaudi, ad esempio, alle pagine 104, 116, 491 e 627… il divertimento è garantito). Questo perché anche da anziano gli rimanevano gli strascichi di odio che la sua fede bonapartista gli faceva provare ogni volta davanti agli arricchiti e i voltagabbana venduti. Però aveva capito una cosa, col tempo: che non ci si poteva fissare sempre su uno stesso argomento. Bisognava essere  mobili: non si era più nell’età bigotta del Settecento quando pochi illuminati distruggevano tutte le religioni, a partire dal fondatore di quella cristiana, san Paolo, che  in un felice istante — e lui solo testimone — poté convertirsi al Cristo. Anche ora, in Italia, potremmo buttare a mare fascisti e comunisti: è storia da persone novecentesche, che possiamo lasciare ai catafalchi. Ora, Stendhal doveva dimostrare altre cose più difficili che non le polemiche del suo maestro, il radicale Bentham in lotta con san Paolo, vale a dire  la non legittimità dei Sovrani e come fuori della costituzione inglese non v’è scampo.
Figurarsi se oggi, come si dice, che le cose “sono diventate più complesse”, possiamo rintanarci nel passato. Ma attenzione: questo si può fare una volta che si abbia una salda visione delle cose vecchie, che ci consenta di saltare in avanti, e non verso l’ignoto.
Solo un consiglio per Macron: scriveva Stendhal nella  Vita di Napoleone  che un conto è conquistare, un conto conservare. E può sembrare saggezza paesana. Sia pure…

( 2017 )

Andrea Bianchi