Mother Russia

“La Russia non si è mai accontentata di sventure mediocri. E così sarà anche in avvenire. Essa si schiaccerà sull’Europa per fatalità fisica, per l’automatismo della sua massa, per la sua vitalità sovrabbondante e morbosa così propizia alla generazione di un impero (in cui si materializza sempre la megalomania di una nazione), per quella sua salute, piena di imprevisti, di orrore e di enigmi, posta al servizio di un’idea messianica, rudimentale e prefigurazione di conquiste. Quando gli slavofili sostenevano che la Russia doveva salvare il mondo, adoperavano un eufemismo: non si salva il mondo senza dominarlo… Con i suoi dieci secoli di terrore, di tenebre e di promesse, essa era più adatta di qualunque altra nazione ad accordarsi col lato notturno del momento storico che attraversiamo. L’apocalisse le si adatta a meraviglia, ne ha l’abitudine e il gusto, e oggi vi si esercita più che mai, perché ha visibilmente cambiato ritmo. ‘Dove corri così, Russia?’, si chiedeva già Gogol’, che aveva percepito la frenesia che essa nascondeva sotto l’apparente immobilismo. Adesso sappiamo dove corre, sappiamo soprattutto che, a somiglianza delle nazioni dal destino imperiale, è più impaziente di risolvere i problemi degli altri che i suoi propri. Quanto dire che il nostro cammino nel tempo dipende da ciò che la Russia deciderà o intraprenderà: essa tiene in pugno il nostro avvenire…”.

Emil Cioran