36. Per chi muove la culla

René Magritte, La Grande Guerre, 1964

Per gli scrittori onesti e per quelli crepati. Per i vocabolari che hanno lasciato aperti. Per Michelle, il suo abbraccio e la sua voce che vocalizza per Sanremo sulla porta. E per i suoi occhi nero e avorio. Per quegli occhi che Kleist non poté vedere a Santo Domingo. Per l’idioma spagnolo, cugino candido della parlata insegnata alla scuola infantile. E per la voce di chi è madre. Per il modo in cui tamburella sul palmo della mano quando uno le sta accanto. Per Ravenna vuota di sonno e di gente la domenica. Per le coppie appaiate in amicizia fuori dal ristorante alle tre. Per gli scout che siedono come indiani in piazza. E per il palazzo che si infila sul fondo con le scritte nazionaliste. Per le ragazze che viaggiano sole in treno. E perché guardano in diretta la partita di calcio. Per l’ignoranza da perdonare, per la mia ignoranza. Per Michelle, il suo riscatto, la resurrezione del fidanzamento a Santo Domingo dopo due secoli. E per come è bella quando abbassa la mascherina e sorride sempre. Per il fatto che non chiede ma intuisce. Per le donne che ascoltano con imbarazzo solo abbassando la testa. Per il pudore di chi è ancora in catene.

Andrea Bianchi