Académie

Jean-Antoine Watteau, L’insegna di Gersaint (particolare), 1720

Prima di tutto, signora, avete torto ad avercela con me, perché non ho nessuna colpa; la tabella delle poste mi ha tratto in inganno, dice che il corriere di Nemours parte venerdì a mezzanotte, e vi ho scritto il venerdì mattina. Sarei voluto partire venerdì mattina, ma certi affari trattengono Duché a Parigi; dunque partiremo giovedì, e saremo a Boulay domenica o lunedì prossimo e ci staremo tutta la settimana.
Mi sono arrangiato con i miei tipografi perché possano fare a meno di me per otto giorni, e le quattro festività mi danno quattro giorni in più. Bisogna avere tutta la voglia che ho di vedervi per lasciare la solitudine in cui vivo, e dove sono l’uomo più felice del mondo. Le convalescenze dell’anima sono come quelle del corpo: se ne sente assai di più il valore di quanto avvenga con la buona salute. Non so come siano i gatti, nella cui categoria mi fate l’onore di mettermi: ma li compatisco molto se soffrono quanto ho sofferto io. Fra parentesi, mi fa mnolto piacere dirvi che tutte le volte che mi darete moralmente del gatto farete acquisire altrettanti diritti a Mademoiselle Rousseau, che avete preso in così forte avversione; per essere franco, vi amo alla follia, chiedetelo a Duché: muoio dalla voglia di rivedervi e, quest’inverno, vedrò soltanto voi e l’abbé de Canaye. È un peccato che qul vostro Saint-Joseph del diavolo sia così lontano: insomma, in qualche modo faremo. Spero di vedere Quesnay a Fontainebleau, e vi renderò conto del vostro colloquio.
Che diavolo avete scritto al président sul mio conto? È ancora a proposito dell’Académie? Eh! In nome di Dio! lasciate perdere tutta questa storia; ci entrerò se mi ci metteranno: ecco tutto. Dato che faccio già parte di un’accademia, far parte delle altre è una piccola piacevolezza in più; ma se avessi la mia attuale esperienza e quindici anni di meno, vi garantisco che non vorrei appartenere a nessuna. Addio, signora, contate per tutta l’eternità sul mio tenero e rispettoso affetto. Vi farò sapere, partendo per Fontainebleau, la data precisa del nostro arrivo a Boulay.

— lettera di Jean-Baptiste d’Alembert a Madame du Deffand, Parigi, 21 ottobre 1753
(da Benedetta Craveri, Madame du Deffand e il suo mondo, Adelphi 1982)