31. lettera a Barbara

Dante Gabriel Rossetti, Aurelia (Fazio’s Mistress), 1863–1873 | Tate

Tua madre ha portato proprio una cosa bella. Perché quello che tu hai lo conservavi già quando eri dentro la pancia della mamma — tutti lo portiamo fin da quando siamo lì. E tu questo lo hai capito fin dall’inizio e non lo hai perso nemmeno per un attimo. Invece io per dove mi ha portato la vita — be’ diciamo che per me è stato diverso. Ma tutti quei libri, tutte quelle poesie, tutte quelle telenovelas mi avevano fatto capire una cosa, l’avevo capita — già — solo che per dove mi ha portato la vita me l’avevano fatto capire in un altro modo, in un’altra forma di vita.
Grazie a te il ponte non è saltato, un’altra volta. Barbara. Tu non lo potevi sapere. Sono passati quasi quattro anni ma io non ero ancora stato reclutato. O forse lo ero già e non me lo dicevo senza saperlo. Tuo nonno era nella mala e continuava da Miami. Forse per questo ti avevano scelta. Non lo so. Fili spezzati. Fili mossi. Per quanto riguarda il mio, di nonno, ti so dire solo che ho il sangue malato che ha fatto morire lui ieri e sua madre prima ancora. Lui non avrebbe voluto che entrassi perché se si trattava di postumi di Gladio erano cose pericolose. La prima volta che vidi paura sul suo volto fu quando glielo dissi. Però la strada era segnata. La sua curiosità mi era arrivata dritta nel sangue. 

Andrea Bianchi