26. Un eroe senza tempi

Caravaggio, Marta e Maria Maddalena, olio su tela, 1599

Il pomeriggio era talmente uggioso da diventare terso. Il cielo basso, schiacciato sul liceo scientifico – già istituto artistico intitolato in gloria al regista Federico Fellini – lasciava intravedere una libertà già assaporata al nostro eroe. Dunque doveva volgersi a destra, portare il telefono all’orecchio e indovinare: numero ventisei (26 a caratteri arabi) o numero 15? Non se lo ricordava.
Perciò inforcò la bicicletta, la slegò e sorpassò un incrocio, prese una discesina e infine la voce dura, perentoria al telefono gli disse: 26. Una strada già nota, una porta già aperta, uno spiraglio che si apre lasciando intuire che dietro ci sarà un qualcosa di solido se il nostro eroe è fortunato questa volta. Se la fortuna non gli volterà le spalle.
Superati i titubanti e turbanti preamboli dell’ingresso, trascurando il desueto vocabolario intristito in quattro anni di vita da eroe dei nostri tempi si arrivò all’epilogo che coinvolse, nell’ordine: una chiacchierata dove l’uno mascherava all’altra la propria origine, sbrogliando i rispettivi curricula alla luce opaca di una finestra in alto sul tetto inclinato.
Sembra che ci sia stata anche la promessa di un rendez-vous a base di lingua inglese. Una lezione impartita a questa marpiona, pensò l’eroe in un istante autoironico, potrà fruttarmi un mucchio di autostima. E se ne andò per la città coi suoi pensieri.
Nello specifico pomeriggio di cui si imprende qui a narrare, l’eroe in bicicletta aveva udito fuori dal liceo quattro ragazze. La loro età? sicuramente erano ferme al raziocinio che precede la maggiore età. Discutevano tra loro, col piglio della comare atta a contare le uova della covata più in alto, quella messa su una falsa prospettiva dall’asse inclinato nel pollaio, dell’età in cui le loro nonne avevano creato le loro madri.
Il gioco di scatole cinesi aveva intrigato il nostro eroe che villanamente storse il naso all’incrocio di destra e si diede una rabbuffata al ciuffo fresco di barbiere: nel fare ciò le tre sospirarono. Anche il nostro bel tipo sospirò, o meglio gli parve che un refolo gli precorresse la gola giù giù sino alla fine della colonna vertebrale. Allo stesso modo un bizzarro e contorto richiamo naturale, travestito da languore, prese alla gola le tre ragazzine. O vano sentimento di quelle ragazze (che tra sei anni si sarebbero trovate certamente un fiancée adusto dagli anni, costi quel che costi in termini di tremor di nervi e panico da letto vuoto) e di te lettore che non comprendi i tragici sentimenti fisiologici del nostro eroe!
In ogni caso ora che l’abbiamo fatto vagare nelle stanze claustrofobiche della donna del telefono e dopo averlo sbirciato in quegli attimi giù in strada, è bene notare che il nostro bel tipo pensava da un po’ di tempo, e confessò anche alla donna (pessimo gusto di entrambi, farsi confidenze in quell’ora torbida) che il
(INTERROTTO)

Andrea Bianchi, marzo 2020