24. Con raison

disegno di Carlo Michelstaedter

Chi sa perché questa sera mi ricordo della moglie di Mutti che venendo in hotel un paio di estati fa mi elogiava Il colibrì di Veronesi? Aggiungendo che lei l’aveva letto, non sia mai, prima che vincesse il premio. Mi viene in mente lei a flash anche dopo aver visto questa sera al rientro sul regionale una ragazza che aveva la O chiusa di Forlì ma che poi è scesa a Zesena. E aveva un trolley grigio perla con su scritto a pennarello COLETTE G. Questa G di Ginevra o Giovanna mi apre una letteratura potenziale più dei premi o delle lettrici stanche mogli di industriali. E rimane distante comunque. Rimane distante perché erano mesi che non tornavo alla terra natale dopo questa lunga gestazione di apprendimento lavorativo. Ed è stato come andare all’estero. O meglio come tornare all’estero. A viaggiare.
Le donne di paese sono vestite o meglio trincerate nei loro abiti, su in Piemonte. Per le vie del borgo riconoscevo i cani e non i loro padroni. Un cane di nome Peter che era al cancello dalle parti di casa mia quando tornavamo dalla fermata del pullman poco prima delle due e mezza dopo aver mangiato un primo e qualcosa di secondo. Felici e inconsapevoli insieme a mia sorella. Oggi Peter ha cambiato padroni e questo lo sapevo ma ignoravo che avesse il pelo dei cani anziani. 
Nella Mitteleuropa del mio Piemonte le vecchie indicazioni stradali in caratteri liberty delle strade cantoniere che indicavano con le frecce le direzioni per raggiungere la città cento anni fa — sono state ricoperte di calce e passavo di lì quando lo facevano. Il motto del mio paese araldico non è cambiato però: CON RAISON. A ragione penso che sia stato un lungo viaggio nel cuore dei ricordi. Il cielo è stato terso in questi giorni.

Andrea Bianchi