22. il progetto della grande opera

Ora sono una persona dalla salute ben stabile — con moglie — cane indemoniato, biblicamente indemoniato — con uno chalet in collina sovrastante il Mediterraneo — con una certa reputazione — e delle finanze assai nebulose. E se non è proprio così poco ci manca. Potessi avere anche solo una bottiglia di Fleury e così sviluppare tutte le mie teorie come al tempo che fu. E invece ora mi avvicino all’età di mezzo; solo tre anni fa è scoccata la fatale Trentina; eppure la grande opera non è ancora compiuta — e neanche è stata concepita. Ma così, mentre si va avanti, la foresta pare restringersi, il sentiero divenire più stretto, e la Casa delle Meraviglie sulla sommità della collina è sempre più lontana. Apprendiamo invece a usare i nostri mezzi; ma solo per imparare, con questi, una cosa che ci paralizza e cioè che questi mezzi si possono applicare a due o tre semplici motivi soltanto. Otto anni fa, avessi saputo sguazzare nell’inchiostro come faccio ora, avrei ben potuto indicarmi la strada di Shakespeare; e ora — mi trovo ad aver solo un paio di scarpe per camminare senza aver nemmeno cominciato il viaggio. E l’Arte è sempre lontano sulla cima di quella collina. Ma non serve che continui; ché sicuramente questa è tanto la tua quanto la mia storia; strano a dirsi, era anche quella di Shakespeare, di Beethoven e di Fidia.

Robert Louis Stevenson all’amico americano Will Low, Marzo 1883

Andrea Bianchi