20. Cose viste

Tom Haugomat | The New Yorker

Improvvisamente, mi resi conto di averli già visti. Non importava dove, in quale stazione o se era stata una metropoli o una provincia a presentarmeli. Perché li avevo incontrati molto tempo prima. Lui allampanato che teneva mascherina e cappello calcati. Freddoloso. Un sommozzatore. Lei in tinta bionda, affettuosa come una capobranco verso il compagno. E davanti alla stazione domenica le ore vorticavano. I controllori della temperatura facevano stretching con le gambe per combattere il freddo e parlavano napoletano come se stessero lì a suonare l’organetto in un racconto di Stevenson. E fuori dalla stazione una signora coi tacchi rosso scuro sedeva sulla panchina e un suo lacchè la intratteneva.
Feci un giro sui binari, uscii sul piazzale ed erano ancora tutti lì. Al bar un signore di colore vendeva ombrelli e un avventore uscendo gli elargiva una sigaretta. 
Tornando al binario vidi la signora coi tacchi che portava a mano sulle scale il suo valigione. Il suo cavaliere di passaggio era dunque svanito. Ma una volta in treno la coppia che avevo incontrato un’ora prima era di nuovo davanti a me. Cose viste. Come anche le ragazze spagnole sicuramente di ritorno a Bologna, sicuramente erasmus. E pensavo che era giusto quel che stavano facendo loro, un sano divagare libertino in Italia, quattro donne per conto loro, splendidamente teatrali e sonore: erano nel vero, non come la coppia incancrenita nell’abbraccio dove lui mostrava solo mezzo polso con l’orologio e per il resto il viso era coperto da una maschera calcata fino agli occhi e la nuca tuttora coperta, anche al caldo dentro il vagone. E la sua compagna… che dire? Irrisolta. Scomparsa accanto a lui.
Quanti ne avevo visti così. Così come la ragazza mora seduta davanti a me. Quante comparse intravviste nei pregressi anni di apprendistato alla vita. Ma verso quale abbraccio andavo a ripararmi poi io, prendendo un treno? Mi sentivo poi cosi sicuro di avere solo trent’anni, e non quaranta, e non altri di più? Dove avevo incontrato altrimenti queste figure erranti?

Andrea Bianchi