19. Non c’è gloria

George Hoyningen-Huene, Vogue, luglio 1928

22 maggio 2021

Caro Andrea,

questa mattina mi sono svegliato con la chiarissima idea che dovevo rispondere a una tua mail che mi hai scritto giorni fa e alla quale non avevo ancora risposto! è così? Non è così: ho cercato ovunque e non ho inevaso nessuna mail. Potrei, a questo punto, sfruttare la situazione per farti venire dei sensi di colpa, come quando le zie ti chiamano per dirti che è tanto che non le chiami, ma non sono abbastanza zia e poi, come vedi, non mi serve un pretesto per scriverti o, meglio, non mi serve un pretesto che sia abbastanza tale, ma solo l’illusione che lo debba fare.

In ogni caso, nel pensare a cosa scriverti mentre pensavo di doverti rispondere, mi è venuto in mente che adesso è maggio inoltrato e che, se sei ancora in Romagna, deve essere terribilmente bello e magnificamente insopportabile assistere all’estate che sta per esplodere e poi a questa estate, che viene dopo un inverno durato più di un anno. Ho un cugino cuoco, di qualche anno più grande di te, che condivide foto di spritz da Milano Marittima (uno dei più splendidi ossimori creati dalla topografia!) dove sta per cominciare una lunga stagione di lavoro. Mi chiedo, per lui e per te, che cosa significhi lavorare mentre tutti giocano alle vacanze e forse anche voi un po’ giocate al lavoro. Ma l’immagine che mi è venuta in mente questa mattina, appena alzato, non è però questa, ma ha a che fare con la cocaina, la vera anima mundi della Romagna. Ho pensato che sia fantastico che la Romagna possa trovare conferma di se stessa grazie alla Colombia e alla Bolivia! è vertiginoso! e ai russi, alla sacra corona unita, ai piccoli e grandi piazzisti che vendono quell’essenza che non è più di una pianta coltivata di là dell’oceano, ma per una sorta di transustanziazione di una liturgia meno blasfema di questo mio accostamento lessicale, diviene l’essenza della Romagna stessa! 

Ma che ne so, poi io, della Romagna, che ne parlo a fare? Per me, in fondo, l’adriatico e ciò che gli sta addosso è un feticcio colorato e malinconico che mi sono creato per nascondere i miei incubi d’infanzia che, a loro volta — non creati da me ma dalla vita — mi nascondono a me stesso. Anzi: mi aiutano a compormi una maschera tragica che mi protegge da tutto ciò (tutto!) che mi fa ridicolo. Che gran fortuna la Romagna!

Ti lascio con la tua, di Romagna, e la mia voglia di ritrovare, nelle tue interlocuzioni, quell’intelligenza avventata e insoddisfatta che mi confortava tanto delle mie incompletezze. Se ti completi, tu per favore, non dirmelo troppo. Un abbraccio,

Marco

*

E non c’è gloria
Nella vita all’indietro su via degli Oliveti
Con la ragazza di vita che apre la giacca
Arrivando a lavoro
E la maschera ancora su
Non c’è gloria nel non sentirsi troppo
eccitati

E non c’è gloria nel vendere 
Le vasche idromassaggio 
Alla scrittrice maritata a Castellito
Non c’è gloria nel servire
gli abbienti

E non c’è gloria nel fotografare un fiore rosso
Alla figlia di lei che ti vuole più dell’altra madre
Non c’è gloria nel regalarle il fiore
Del matrimonio

*

Quella patente da rinnovare
E questo incrocio a Miramare
Tra via 
Mosca e
Costantinopoli 
Con la ragazza e la sua ricrescita
La sua solitudine
Accompagnata dal
Cane pigro 
Poccio
Che non ha mai visto in faccia 
Gli uragani —
E noi dovremmo proprio parlare?
Fare accordi?
Che l’inglese non pregiudicherà
I tuoi figli
E forse anche
Nemmeno il contrario?
Bisogna stilare accordi?
Fare i patti sul corpo morto della Polonia?
E altre domande che ti volevo porre.
O ancora: 
Pierre Loti was here.