18. Elle

Joseph Sacco, Occhio di giovane donna, 1884.

Elle ha quarantacinque anni. Spalle larghe e bacino ben proporzionato. Le sue vedute sono filoamericane ma ha molti colleghi filocinesi. Deve ammettere anche lui comunque che la recente penetrazione cinese in Italia è stata devastante. Ritiene inoltre che la politica estera della Russia sia da straccioni, fondata com’è sulla vendita del gas per quando viene l’inverno in Europa. Su questo quindi il suo parere è contrastante rispetto a Kappa. E anche rispetto a quello dei colleghi filobritannici di Elle, ai quali egli fa ripetutamente notare che la City ricicla soltanto merda, questa è la parola esatta. Elle in ogni caso sostiene che la categoria degli oligarchi in riferimento alla Russia sia relativamente molto recente e che quindi sia costituita in modo diverso rispetto ad altre società e sistemi economici.
Questo per quanto riguarda l’attualità. 
Guardando avanti, Elle avverte come inevitabile un’invasione cinese a Taiwan. Una sorta di Baia dei Porci riedita ma con più mitezza e con uno slancio vittorioso degli yankee nel finale. E nel costante tremore del Giappone. Tutto dipende comunque dall’osso duro del comparto armamenti USA, comunque la si giri. Altre oligarchie americane hanno sorriso ai cinesi e questo rende la presente guerra fredda tra le due potenze alquanto strana, come riepilogava anche Kappa quando era tra noi. È una guerra fredda strana perché il capitalismo si autoespande e si riproduce elasticamente mentre il modello statuale cinese è monolitico e dittatoriale, pur copiando il capitalismo. Per questo non va da nessuna parte. E d’altronde gli USA terranno Taiwan anche grazie all’India che è un pozzo di tradizioni culturali e allo stesso tempo un serbatoio di nuove generazioni di ingegneri. Laddove la Cina è al collasso demografico. 
Questo mi diceva Elle al secondo caffè corretto. In mattinata invece prendendo il tè si era dilungato sull’ossatura italiana. Milano che non ingloba. Roma che ammalia, ti trascina dentro e poi ti spolpa respingendoti fuori alla fine. Elle ritiene che la generazione nata a fine secolo fronteggia difficoltà obiettive mentre la sua ha vissuto il trapasso e perciò è ancora più in difficoltà. Ma Elle è un lottatore. Per lui l’intelligence è uno strumento. Non una materia.

Andrea Bianchi

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