15. Il materiale fragile

Paul Cézanne, I giocatori di carte, 1890

Leggendo “Il materiale fragile” di Alessandro Agostinelli si ha la sensazione di una poesia concettuale, metafisica al modo inglese del Cinquecento, se non altro meditativa. Tanto è vero che uscendo dal solco esclusivamente tradizionalista della poesia italiana, Agostinelli si reimmette — per logica delle cose — in altro contesto, più internazionale e forse per questo anche più feriale. Si ha la sensazione di leggere Auden e rileggere Brodsky, più che Montale o Dante. E questo è un bene non tanto per la storia letteraria, ché quella si sa che si fa da sé lontano da ogni storiografo, ma proprio per colui o colei cui capiti di prendere il libretto e sfogliarlo a sera.
Sfogliarlo: è poesia meditativa, o piuttosto un collasso della vita che si restringe in episodio lirico. E piacerebbe citare a profusione, ma non sapendo fare recensioni dove si estrapola di continuo dai testi, andrò a selezionare un passaggio rapido di Agostinelli che consegno volentieri ai lettori a venire. È il punto XIII della sezione “Bianco e nero”:

tutto ciò che vi hanno detto deve ancora essere verificato
tutto ciò che hanno scritto è solo meraviglia del proprio 
sentire
tutto ciò che pensate sia
a portata di mano
è fuori dalle coordinate quotidiane
tutto ciò che sovrasta il giorno è bugia.

e l’eccezione che pare di sentire
la stravaganza che apprezziamo provare
qui come su una giostra luccicante
in questo preciso istante
dura il tempo di un budino inchiodato al muro.

* Il materiale fragile di Alessando Agostinelli è edito da peQuod, Ancona, €14,00

Andrea Bianchi