14. Tre ragazze

 Marie-Denise Villiers, Une étude de femme d’après nature, ca. 1830

Indossa stivali e gonna, oltre a calze a rete sottilissime. Vista di profilo sembra dimostrare anni che non ha. Gliene si darebbero comunque al massimo diciassette. Legge un libro di Madeline Miller con una copertina dai colori arcani neri e oro. Verrebbe in mente Henry Miller ma così non è, continuano a esistere letture generazionali nuove che si mettono nella borsetta a fine tragitto. La ragazza deve essere al liceo classico e legge nel percorso di venti minuti che la porta al centro città senza perdere tempo. Quando scende dal bus, e quasi si mischia con la folla, vista da dietro con quelle spalle così piccole e quei capelli castano-biondi, pare ancora più piccola. 
La seconda ragazza siede sui gradini di un residence universitario e ha i capelli ricci, folti, scuri tendenti al nero. Indossa delle ciabatte rosa con un pon pon sulla punta. Potrebbe essere iscritta a lettere come a medicina. A geologia come ad astrofisica. Forse. Sta per fare una telefonata a casa, la domenica sera. Ché viene sera già alle cinque.
La terza ragazza compare come la prima anche lei sul bus. Ha lo sguardo esotico, si direbbe del Marocco. Il fisico è robusto, anche lei indossa comodi stivali in tinta nera. Come la prima. Tiene sulle ginocchia un piccolo zaino che semmai sarebbe adatto a una ragazza più piccola e non a una come lei, grande senza volerlo con quello zaino che ha la forma di un orsetto. Lo conserva stabilmente sulle ginocchia e taglia lo spazio con il colore profondo degli occhi. Certamente deve trattarsi del Marocco. Anche se non ci sono altri indizi, deve essere così. 
Sarebbe ingiusto dare altre interpretazioni, volevano essere rappresentate per come sono. Tre ragazze che non sono sole nonostante tutto sembri dire il contrario e che catturano l’attenzione più del resto con le sue apparenze.

Andrea Bianchi