10. Immagine dell’albergatore stanco

Jack Vettriano, The Picnic Party, 2017

L’ho rivisto questa sera, dall’altra sponda del porto canale. Rientrava in hotel a fare il suo turno, dopo 70 anni di onorato servizio o quasi. È l’albergatore che mi ha dato lavoro per primo in questa città anseatica di Romagna, due anni fa. Era vivace allora e immagino lo sia rimasto dopo questi anni. Soprattutto questa sera che scrivo da un ristorante dopo aver salutato il Caribe e essermi scontrato con una società che non conosco, in pizzeria, ripenso a lui con candore e simpatia. È alto. Slanciato. Gli occhi chiari. Una figura balzata fuori da Tondelli. 
Ho detto che mi viene da parlarne sull’onda della rivisitazione di questa sera. È stato l’impatto visivo da lontano. Era un uomo godereccio di buona famiglia piacentina che aprì campi da golf venti anni fa e hotel a cinque stelle una decina di anni orsono. E qui entro io nel discorso.
Giancarlo è un uomo padre di una bella mia coetanea e ammiratore degli uomini. Lo rivedo in questo padre alla pizzeria di età avanzata con la figlia adolescente. Stesso livello di Giancarlo. E questi uomini in pizzeria. Una coppia di gay over sessanta. Le coppie etero che entrano nel locale per ostentare. Prima lei davanti alle altre lei e lui a rimorchio davanti alle lei di altri lui. 
In tutto ciò Giancarlo si perde o meglio si ridefinisce. Noi non siamo quello che vogliamo o facciamo. Siamo e basta. A volte soli come questi padri con consorte e figlia, come voi che leggete e io che rammemoro.

Andrea Bianchi