Intorbidare le acque

Su Robinson di oggi [supplemento del quotidiano la Rebubblica] Massimo Recalcati recensice un libro (Filosofia della gioia di I. Guanzini). Nel presentare il libro Recalcati sente il bisogno di affermare che la scrittura dell’autrice è “felice e libera dagli sterili impaludamenti filologici dell’erudizione universitaria”. Recalcati non vuole sottolineare che il libro è divulgativo e accessibile anche a non specialisti. No, Recalcati avverte l’urgenza di attaccare l’accademia e i suoi metodi (che poi non sono solo quelli dell’accademia, ma di saperi che hanno uno status professionale e che hanno specifici metodi di ricerca).
Ecco, in questo scagliarsi contro i presunti (e perlopiù immaginari) “impaludamenti” dei saperi e delle ricerche accademiche sta tutta la differenza fra la divulgazione e il pop. La divulgazione riconosce il valore dei saperi specialistici e dei loro metodi e si assume il compito di renderli accessibili a un vasto pubblico. Il pop, invece, rifiuta lo specialismo e i metodi rigorosi della ricerca per affogare temi e contenuti in una poltiglia indistinta che disprezza il metodo e le competenze. Chi confonde pop e divulgazione commette un errore, nella migliore delle ipotesi. Nella peggiore ha interesse a intorbidare le acque.
A margine, e in conclusione, si potrebbe anche notare come Recalcati sia direttore scientifico di una scuola di specializzazione in psicoterapia, una istituzione di formazione post-universitaria riconosciuta dal MIUR. C’è da chiedersi che idea della formazione specialistica abbia lo stesso Recalcati.

Simone Pollo, Università di Roma La Sapienza