Il geniale cacasotto

L’autore stesso, figlio di un matrimonio misto, mezzo ebreo e mezzo cattolico – circostanza che lo accomuna al protagonista del romanzo – diviso a metà fra la vita letteraria e quella accademica, autore di articoli culturali sui giornali à la page che non trasudano mai, contrariamente a quelli dei suoi colleghi, scadente progressismo, è infatti un vero e proprio dangling man. Con il suo snobissimo aplomb – favorito da abiti sartoriali, occhiali di foggia raffinata, atteggiamento blasé e pasti consumati presso storici ristoranti pariolini – calza il piede in due scarpe e ci riesce egregiamente, lo fa in maniera disinvolta, con una discreta nonchalance, e con il suo contagioso humor giudaico intorta i radical-chic altoborghesi di cui si fa beffe nei suoi romanzi. Questi ultimi, non paghi d’esser ferocemente parodiati – o forse non avendo compreso il fatto – lo prendono sul serio, lo reputano un affiliato alla propria consorteria, e nel 2012 gli conferiscono perfino il premio Strega tanto anelato dalla cricca – per il romanzo Inseparabili – in occasione della qual vittoria, l’autore, dopo aver tracannato mezza bottiglia dell’omonimo liquore, guadagna un immediato ricovero ospedaliero con conseguente colecistectomia, dando vita a una sorta di situazione metaletteraria.

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