Equilibrio da volpone

Georges Seurat, Le Chahut, olio su tela, 1889-90


E facevano un macello del ministro, e ne facevano un altro il giorno dopo, e un terzo il giorno seguente. Il deputato Laroche-Mathieu che pranzava in rue Fontaine tutti i martedì, dopo il conte de Vaudrec che apriva la settimana, stringeva vigorosamente la mano alla moglie e al marito con straordinarie dimostrazioni di gioia e non si stancava di ripetere: «Diavolo, che campagna. Se non riusciamo dopo questa!…».
Sperava infatti di riuscire ad arraffare il portafoglio degli Affari Esteri a cui mirava da molto tempo.
Era uno di quegli uomini politici a molte facce, senza convinzioni, senza grandi mezzi, senza audacia e senza conoscenze serie. Avvocato di provincia, bell’uomo del capoluogo, serbava un equilibrio da volpone fra tutti i partiti estremi, specie di gesuita repubblicano e di fungo liberale di dubbio genere, come ne nascono a centinaia nel letamaio popolare del suffragio universale.
Il suo machiavellismo da villaggio lo faceva passare per uno spirito forte fra i colleghi, fra tutti gli spostati e i falliti di cui si fanno altrettanti deputati. Era abbastanza elegante, abbastanza corretto, abbastanza cordiale, abbastanza simpatico per riuscire; e aveva successo nei salotti, nella società mista, torbida e poco fine degli alti funzionari del momento.

Guy de Maupassant, Bel-Ami, II-II