Furbo, banale, impegnato

Adorazione è un romanzo che, per compiacere il mondo degli “impegnati”, si serve di un’astuzia narrativa, quella di utilizzare un tema sociale, tristemente ricorrente nelle cronache, quello del femminicidio – per usare il termine caro ai fautori della neolingua – ma relegandolo mestamente sullo sfondo di un racconto composto dalle tediose vicende di un gruppo di adolescenti – non proprio una flaming youth – ambientato nella polverosa cornice della torrida provincia dell’agro pontino. Uno scenario inameno come il suo contenuto. Che l’autrice sia avvezza alla costruzione di dialoghi è cosa evidente, ma probabilmente ai master di scrittura, dove si vende talento a prezzi vantaggiosi, non viene chiarita alle nuove generazioni di “saranno scrittori” la differenza fra serie televisive e letteratura, né che quest’ultima non si acquista con un abbonamento a 9,99 euro al mese. Scrivere sceneggiature per la televisione è un mestiere con una propria dignità, ma pubblicare libri camuffandoli da romanzi, in attesa che qualcuno ne acquisti i diritti per farne una fortunata serie, è la tipica operazione di disonestà culturale avallata da quel circolo i cui soci si ergono a moralisti col capitale altrui. 

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