Writing 26

Calypso

Per anni sono stato alla deriva, lo confesso. Senza più riferimenti o orizzonti. Le cose intorno perdevano senso, diventavano poco decifrabili, per l’effetto di distacco e straniamento. Le persone che esigevano la mia attenzione — spesso simulata, perché essere sempre presenti al mondo può diventare insopportabile — ne lamentavano l’assenza, chiarissima negli occhi. Ma non potevo cedere tutto alla quotidianità, che aspettava al varco e non era amica. Il dolore sordo che elettrificava la psiche arrivava a penetrarmi nel corpo, rendendo ancor più faticoso il trascorrere del tempo. La perdita di senso faceva scolorire la funzione delle cose, come la tavola per mangiare o gli scaffali ricolmi di libri: ancora mi chiedo perché ne ho accumulati tanti, a cosa mai potevano servire. Poi sei arrivata, col tuo sorriso naturale, con le tue parole semplici, dirette, indifese. Col tuo sguardo rivelatore, il tuo interrogarti, il tuo muoverti generoso. Con la tua attenzione. Ti sei esposta con tranquillità, come se già mi conoscessi e non temessi nulla. E mi hai accolto come se fosse naturale e necessario.

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