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L’abitudine e l’esercizio riguardano anche il leggere. Esistono diversi tipi di attitudine o abilità di lettura, quando ad esempio si è abituati a concentrarsi sull’analisi di dati e problemi, in cui si decodificano le indicazioni fornite da un testo con poche occhiate, per lo più mirate e ficcanti su punti precisi, quello è un caso di deformazione professionale che tende a infiltrarsi anche nell’azione pura che è l’immersione in un testo. Che sia narrativo o saggistico, è il suo dipanarsi concettuale che si stende sulla pagina per righe e paragrafi, senza un vincolo tecnico di lunghezza o di espansione, a chiedere un minimo d’esercizio e di disposizione positiva. Dunque, esercitandosi si può imparare a concentrarsi anche sui libri, però bisogna esserne attratti, almeno un po’. Che poi non è fondamentale leggere tanto e tutto quello che si dice in giro: basta leggere abbastanza, quel che serve per goderne e per arricchirsi, per formarsi e completarsi, per forgiare un piacere selettivo e identificante, che ci faccia riconoscere innanzitutto a noi stessi, che dia una forma e una morfologia al percorso fisiologico del vivere, almeno dando l’illusione che ci possa condurre a una meta.

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