I nemici dei libri (1)

Lepisma_saccharina
Lepisma saccharina


Secondo Hans Tuzzi, esistono diverse fattispecie di “nemici” da cui i libri vanno difesi. Innanzitutto, gli insetti e i topi.

«Pagine e pagine sono state scritte sui “nemici dei libri”, una categoria nella quale rientrano alcune specie di insetti, tra i quali il più esecrato è il cosiddetto pesciolino d’argento (Lepisma saccharina), un Tisanuro che vive nelle case e si ciba di carta. Assai più nefasta è tuttavia la larva dell’anobio (Anobium punctatum), che scava gallerie nella carta, nel cuoio e nel legno: il ciclo di vita di quest’insetto dura tre anni. E poi, naturalmente, ci sono i topi, come quello contro il quale lancia la spugna l’amanuense Ildebrando, in un disegno che orna un capitolare medievale conservato a Praga.

Anobium punctatum
Anobium punctatum

Oggi, grazie a condizioni igieniche complessivamente migliori rispetto a quelle di cinquant’anni fa, insetti e topi sono meno presenti (talvolta soltanto meno visibili) nelle case. Tuttavia, qualora l’abitazione venga presa di mira da tarme, tipule o altri insetti, è bene evitare di spruzzare insetticidi a spray sui volumi: meglio rivolgersi a ditte di disinfestazione.»

Poi, vengono i cani, i gatti, le donne e – ovviamente – i bambini.

Bruce Chatwin
Bruce Chatwin


«I bibliofili che hanno scritto sull’argomento non si sono però limitati a queste bestie sgradite: ecco allora, in un crescente delirio di misantropia e di ostilità per ciò che è vivente, elencati di volta in volta fra i “nemici” gatti e cani (orinano, graffiano, masticano: si dice che Bruce Chatwin – proprio un bel personaggino, e comunque tutto fuorché un bibliofilo, visto che i libri, non dovendo turbare l’arredamento studiatamente essenziale delle sue abitazioni, una volta esaurito lo scopo di documentazione per l’opera in corso di stesura, finivano o rivenduti o in magazzino – avesse avuto una crisi isterica allorché uno dei cani della moglie si fece i denti su un suo libro), i bambini, le donne… Si scopre poi, nella vita quotidiana, che molti collezionisti di libri hanno gatti (del resto, non aveva Sylvestre Bonnard un gatto filosofo?), hanno cani, hanno figli e, persino, una moglie che il più delle volte fa da antemurale alla vita quotidiana per consentire allo sposo di tuffarsi serenamente nel sancta sanctorum della biblioteca. E se tra i luoghi comuni più ripetuti figura quello della donna poco amante dei libri, bisogna pur ammettere che molti bibliofili si sono piegati al matrimonio spinti dalle ragioni più abiette. Senza arrivare al caso romanzesco di chi sposa una ragazza perché non ha altro modo di recuperare il libro prestatole [nel romanzo Zuckerman Unbound di Philip Roth], si può ricordare, nella realtà, il caso di Sir Thomas Phillipps, vissuto nell’Inghilterra post-napoleonica e vittoriana.»

Hans Tuzzi, Collezionare libri antichi, rari, di pregio (prefazione di Alessandro Olschki), Edizioni Sylvestre Bonnard, Milano 2000