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Per quanto
riguarda me, pur essendo appassionata sono lucida, non sono obnubilata. Quindi non sono sotto l’influsso di una nube che da un momento all’altro potrebbe dissolversi. Sono più come su una comoda canoa che si lascia trasportare dalle acque rapide, luminose, fresche e impetuose, ma con un occhio vigile.
La considerazione di Maria Strofa di cui ho parlato è condivisibile, in letteratura. Esistono però libri che fanno esattamente questo: parlano della felicità come condizione duratura, e raccolgono grandi successi di pubblico; ma non vengono considerati letteratura dagli addetti ai lavori e dai lettori più raffinati. Perché la letteratura è tensione, conflitto; e perché i capolavori più intensi hanno raccontato il peccato, la passione e il dolore. Ma io penso che sia possibile fare questo: un romanzo in cui non ci sia nessuna tragedia, e nemmeno un lieto fine dichiarato, ma in cui la luce che promette la felicità rimanga fino alla fine. Raccontare la conquista della felicità, anche se non si sa quanto duratura, perché il romanzo a un certo punto finirà, e non si saprà se “vivranno felici e contenti”.