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Credo che non sarei stato meno infelice se non ti avessi incontrata: al contrario. La mia infelicità si era già scolpita da sola, anno dopo anno, e aveva già una forma. Il tuo arrivo mi ha aperto cose belle che mi erano precluse, di fatto; come a te sembrava che il cuore ti si fosse isterilito per sempre. Ma tutto è accaduto prima, e io, coi miei poveri mezzi, non lo potevo certo prevedere o essere avvisato dagli angeli custodi. Del resto, le cose accadono nella vita e nessuno può opporvisi: quando qualcuno perde l’intera famiglia, ad esempio, deve piegarsi al fatto che ciò è accaduto. Accaduto e basta: è l’indifferenza di quella natura che però si dice tenda interamente al bene (vedi Mancuso). Così io devo piegarmi a ciò che mi è accaduto, che non è certo il peggio, ma certamente non è il meglio. Ora provo un misto di ansia e di tristezza, mi sento un po’ disorientato, ma è uno stato passeggero. Torno a chiedermi che senso abbia il tutto, quello che viviamo intendo, e se dovrò continuare a soffrire o che altro. Non so. Sta di fatto che ho un grande bisogno di rivincita, come dici tu: rivincita soprattutto di fronte a me stesso.