BLOG O NON BLOG

Una volta un amico mi scrisse che non avrebbe mai posseduto un blog perché i suoi tempi e le sue modalità “produttive” non gli sembravano compatibili con l’animazione che un blog dovrebbe avere, in termini di feedback, per così dire. Qualcuno gli aveva fatto notare che il blog lo si può anche prendere come una sorta di taccuino personale in cui si scrive quando si ha voglia di farlo, senza alcun tipo di obbligo o scadenza; ma se non viene aggiornato con una certa continuità, replicava lui, e se non si coltivano i rapporti d’interrelazione e di scambio con gli eventuali frequentatori (il differimento temporale dev’essere per forza minimo), un blog — non molto diversamente da un locale pubblico in cui latiti il servizio — si svuota, s’intristisce, acquista la freddezza e l’inorganica staticità di una vetrina; diventerebbe nient’altro che una bacheca virtuale, resa compiuta dall’eventuale chiusura dei commenti, scelta di cui gli sfuggiva il senso.
Rispondendo a chi era contrario a tenere i commenti nei blog, disse che gli pareva un po’ contraddittorio il vagheggiamento di un lettore rigorosamente muto, reso sempre più astratto e immateriale dalla sottrazione di una presenza discorsiva che si aggiunge a quella fisica implicita nel mezzo. Perché postulare l’esistenza concreta di un lettore, se poi non s’intende stabilire con lui alcun rapporto? La scrittura telematica, che per lui rimane essenzialmente comunicativa, si costringerebbe così a scimmiottare quella letteraria (pervasa da una tensione allocutoria che si rivolge “a nessuno”), attraverso un mezzo incongruo come quello del blog, per il quale è proprio l’assenza di un “destinatario empirico” a risultare inaccettabile. È quindi logico che, qualora si reclami un destinatario, per normale principio di reciprocità bisognerebbe anche lasciarlo parlare.
E per quanto riguarda i contenuti, la sua opinione era ancor più netta: spesso si trovano dove e quando meno ce li si aspetta, spesso in interventi che sarebbero senz’altro classificati come off topic (fuori tema). Con tutta l’aria fritta che circola in rete, questi cosiddetti contenuti lasciati cadere dall’alto, specie se provengono da personalità logorroiche nonché inclini al comizio, spesso sono tenuti in piedi solo dalla possibilità di pescare un prezioso commento di due righe a un inutile sermone di duecento.